La salvaguardia dei Diritti dell'Uomo
Anno 2008_06 Agosto
Il 6 Agosto, sulla falsariga delle medesime problematiche di cui appena sopra, la LIDU, pressoché alla vigilia dei Giochi, traendo spunto da improvvide dichiarazioni dei Ministri Moroni e Gasparri, che, dimentichi delle loro inadempienze politiche di parte (mai si sono pronunciati contro lo svolgimento delle Olimpiadi in Cina, nonostante l’importante evento ludico fosse “in cantiere” da anni ed anni), hanno sollecitato gli atleti (soprattutto italiani), già presenti a Pechino, ad attuare iniziative di dissenso verso il regime, prende posizione per denunciare l’atteggiamento dei rappresentanti di AN, ma anche per effettuare una ricognizione relativa alle efferate esecuzioni che vengono regolarmente eseguite in molti degli Stati, aderenti all’Onu.
Con questa presa di posizione, la LIDU stigmatizza la contraddizione esistente tra l’appartenenza ad un’organizzazione sovranazionale, che tiene, tra i suoi capisaldi, la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, assieme, secondo la recente moratoria della pena di morte (adottata dall’ONU dietro esplicita ed infaticabile iniziativa della rappresentanza italiana), alla condanna delle esecuzioni capitali di Stato, e l’innegabile ossequio di molte nazioni ai vantaggi economici di una real politik basata su convenienza spicciola, miserie, ritorni economici d’interscambio o ragioni di pavidità.
È di questi giorni, la vigilia delle Olimpiadi, che alcune forze politiche (a dire il vero soprattutto qualche esponente) si sono fatte prendere da crisi di coscienza o da sintomi d’improvvisa pruderie per il fatto che i “Giochi” si svolgano in uno Stato dittatoriale, che non rispetta minimamente nessuno dei diritti che caratterizzano il vivere civile degli altri Paesi ad economia, per così dire, “avanzata”.
Per ultimi si sono distinti, in merito, una giovane “ministra” di AN ed un autorevolissimo rappresentante parlamentare del medesimo partito (per l’esattezza, rispettivamente gli onorevole Moroni e Gasparri).
Si sono distinti suggerendo agli atleti italiani, ormai a Pechino, di disertare la cerimonia di apertura dei Giochi, in segno di protesta per il regime politico colà esistente, regime fatto di censure d’ogni tipo per ogni libertà auspicabile e di pene di morte comminate a piene mani dai tribunali di Stato (ben più di 5.000 – un record assoluto agghiacciante – sono state quelle eseguite nel solo 2007).
Al cospetto di queste cifre, dopo aver ribadito che ci troviamo letteralmente di fronte ad un vero e proprio massacro di Stato che, assieme alla totale mancanza di tutela di ogni altro diritto naturale o positivo che garantisca, ai cittadini cinesi, libertà di vita, di costumi, di pensiero, di religione, di espressione politica difforme da quella del “sistema”, etc., ci ha spinti, in tempi non sospetti, a rivolgere, attraverso il nostro “Istituto” di rappresentanza internazionale, la F.I.D.H., un appello formale all’O.N.U. ed al Comitato Olimpico Internazionale, perché le Olimpiadi cinesi venissero boicottate, non possiamo non fare alcune amare riflessioni.
Considerato che la cosiddetta real politik ed i “supremi” interessi economici degli Stati hanno prevalso su ogni altra ragione umanitaria (la Cina, infatti, oltre che essere diventata una potenza militare di livello planetario, costituisce un immenso “mercato” commerciale, nonché, per moltissimi Paesi, un partner imprescindibile; vedansi, al riguardo, anche solo gli Stati Uniti d’America, il cui “pesantissimo” debito pubblico viene sostanzialmente “finanziato” dalla Cina), tanto valeva che gli esponenti di A.N., facenti, tra l’altro, parte della maggioranza di centro-destra, mai pronunciatasi contro l’assegnazione dei “Giochi” a Pechino, quantomeno per pudore e per rispetto dei nostri atleti che, per quell’evento, sono stati, a bella posta allenati ed a Pechino condotti, avessero taciuto.
Avrebbero fatto bene a tacere perché ogni tentativo di ricostituirsi una verginità, inesorabilmente ormai perduta, è non solo un fatto patetico ma addirittura sospetto: non è più tempo, infatti, per prendere le distanze, all’ultimo momento, da un evento in calendario da anni.
Ciò non di meno, per tutti quei “cortigiani” dello sport per lo sport, ovvero dello sport come fatto a sé stante, sostanzialmente avulso da ciò che avviene nella società che lo circonda, e che hanno interesse, anche per personale tornaconto, a presentare ogni ludo circense, ivi compreso il “Barnum” cinese, come un rito da non “disturbare” e, soprattutto, come un mito da perpetuare ad ogni costo, non possiamo non dire che:
1. tacere nella circostanza, per accattivarsi i favori di chicchessia, vuol semplicemente dire omologarsi rispetto ad un regime dittatoriale tra i più truci che la storia recente e passata abbia mai espresso;
2. proprio perché l’imponenza e la dispendiosità dei preparativi, con quello che seguirà nel corso dei “Giochi”, è stata, per il regime cinese, un modo per magnificare visivamente la sua potenza agli occhi del mondo, ed impressionarlo, occasione migliore per fare di questo grande evento di marketing internazionale un vistosissimo boomerang non poteva essere che quello di boicottarlo apertamente e con coraggio;
3. aspettarsi che il sistema cinese imploda continuando a farci affari, è un grave errore, errore di cui ne pagheremo direttamente le conseguenze (anche tragiche) nei prossimi decenni;
4. se i Giochi olimpici, in termini di reminiscenza storica ante e post decuberteniana, simboleggiavano un’occasione di pace e concordia, il Governo cinese, con le sue repressioni, con l’instaurazione di un controllo militaresco sull’informazione e con le minacce, sia callide che manifeste, di farla poi pagare in qualche modo a chi fosse stato d’intralcio al regolare svolgimento della “superna” competizione, ha fornito la prova provata che, da questa dittatura, non c’è da aspettarsi nemmeno una molecola di resipiscenza.
In conclusione, alla luce di questi fatti dolorosi ed a quelli comportamentali, altrettanto dolorosi, che caratterizzano l’Iran, non ci rimane che dare, ancora una volta, ragione al compianto Ugo La Malfa che, con riferimento al pesante debito pubblico italiano, di giorno in giorno sempre più crescente, ed alla totale dipendenza energetica della nostra società dal petrolio, più e più volte, ebbe sostanzialmente a dire: “Non si ha indipendenza politica se non si è indipendenti economicamente”.
Tratto dal documento della Lega Italiana
dei Diritti dell’Uomo Onlus:
Testimonianza
“Report 2008-2009”
Iniziative, documenti, prese di posizioni, deliberati,
lettere, ecc. in materia di diritti, nel biennio.
curato da Gian Piero Calchetti e Sara Lorenzelli